qui di seguito trovate le prime foto delle iniziative che stiamo facendo alla casa della sinistra in occasione delle celebrazioni del 25 aprile... per vedere l'album completo clicca qui
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lunedì 23 aprile 2012
martedì 17 aprile 2012
appuntamenti
DAL 21 AL 29 APRILE 2012
LA SINISTRA UNITA BRESSESE
PER LE COMMEMORAZIONI DEL 25 APRILE
PRESENTA
PRESSO LA CASA DELLA SINISTRA VIA SAN GIACOMO 4 – BRESSO
“OLTRE QUEL MURO”
“OLTRE QUEL MURO”
MOSTRA SULLA RESISTENZA NEL CAMPO DI BOLZANO.
UNA MOSTRA DELLA FONDAZIONE MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE
UNA MOSTRA DELLA FONDAZIONE MEMORIA DELLA DEPORTAZIONE
INIZIATIVE
Sabato 21 aprile 2012
Ore 16 Inaugurazione della mostra “OLTRE QUEL MURO” La Resistenza nel campo di Bolzano.
Ore 17,00 presentazione della mostra a cura di Leo Visco Gilardi
A seguire aperitivo ad offerta libera.
Domenica 22 aprile 2012
Ore 17,00 proiezione del film “E COME POTEVAMO NOI CANTARE- MILANO 1943-1945 – LE DEPORTAZIONI”.
Presentazione Leo Visco Gilardi, a seguire dibattito con Antonio PIzzinato Presidente onorario A.N.P.I. regionale e Rita ParozziVicesindaca di Bresso.
A seguire buffet ad offerta libera.
Sabato 28 aprile 2012
Ore 19,00 “CANTI DI LOTTA” aperitivo musicale con Antonio Ruta.
Domenica 29 aprile 2012
Ore 19,00 chiusura con lo spettacolo teatrale “BRUTTA RAZZA A CHI?” a cura dell’associazione Liberi Svincoli con Deborah Morese.
A seguire buffet ad offerta libera.
La mostra rimarrà aperta
Sabato 21 aprile 2012 dalle 16.00 alle 20.00
Domenica 22, sabato 28, domenica 29 aprile 2012 dalle 10.30 alle 13.00 e dalle 16.30 alle 21.00
Martedì 24, mercoledì 25, giovedì 27, venerdì 28 aprile 2012 dalle 17.30 alle 20.00
Siete invitati a partecipare e a diffondere!
sinistrabresso@gmail.com
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martedì 8 novembre 2011
CIAO NORI...
di Maria Calderoni
Niente di leggendario. Niente enfasi, niente retorica, niente stile letterario, niente storia romanzata. Lei racconta semplicemente, così come è andata, sul filo vivo dei ricordi, senza divagazioni e senza orpelli. Onorina Brambilla, un nome molto milanese, Croce di guerra al Valor partigiano, segni particolari staffetta nel 3° Gap "Egisto Rubini" di Milano, nome di battaglia Sandra. Nota anche come Nora Brambilla Pesce, segni particolari moglie di Giovanni Pesce, medaglia d'oro della Resistenza, suo compagno di lotta sin dai primi giorni e compagno di vita per sessant'anni, quando lui è scomparso, luglio 2007. Niente di leggendario.
Il libro della sua vita - Onorina Brambilla Pesce, Il pane bianco, Arterigere pp.292, (a cura di Roberto Farina, prefazione e note di Franco Giannantoni) - è straordinario in sé, non solo per la vicenda personale che racconta, ma per il mondo, la gente, i sentimenti, il parterre umano che evoca. Antropologia operaia e comunista, Milano e dintorni, terribili anni '40, la generosità e la lotta, non c'è da aggiungere nulla.
«Quando fui arrestata dalle SS avevo appena compiuto ventun anni». E quando viene catturata - un pomeriggio del 12 settembre 1944, tradita da un partigiano passato al nemico - lei è gappista da un anno, «ero entrata a far parte dei Gruppi di difesa della Donna, un'organizzazione femminile che si occupava di raccogliere denaro, cibo, vestiti e tutto ciò che potesse servire ai partigiani». Il comandante del suo Gap è un certo Visone (scoprirà dopo che il vero nome èGiovanni Pesce). Giorni da staffetta, ragazza in bici che in borsa nasconde anche roba molto proibita, «un giorno incappai nei "marò" della San Marco. Erano in piazza Ludovica e controllavano tutti. Quando me ne accorsi, ero ormai troppo vicina per allontanarmi senza destare sospetti. Avevo con me due pistole». Quella volta la sfanga.
Tradita, arrestata, verranno per lei i giorni nel quinto braccio di San Vittore; degli interrogatori a colpi di gatto a nove code («dolorante, semisvenuta, credo di aver urlato molto»); del campo di concentramento di Bolzano, «numero di matricola 6087, col triangolo rosso dei politici, fui destinata al blocco F».
Norina e gli altri. Il suo lessico familiare e quello politico che si incontrano subito e si "riconoscono", naturalmente. «Sono di famiglia operaia, di orientamento antifascista, comunista». Poveri, modesti lavoratori. Squarci di primo Novecento popolare e contadino in terra lombarda. Quel trasloco forzato - «si diceva "fare san Martino"» - ogni 3 novembre «perché bisognava trovare un altro padrone e un'altra cascina»; quelle vecchie cascine senza acqua corrente e senza servizi e i cortili di terra battuta che diventavano fango, «dove i bambini vivevavo nella polvere, insieme ai polli e agli altri animali». E suo padre che, «dopo la terza elementare l'avevano mandato a fare il garzone in una bottega di calzolaio»; a martellare per qualche soldo «i chiodi storti, per raddrizzarli e riutilizzarli»; ma lui, che voleva andare a giocare con gli altri bambini, «invece di raddrizzarli, i chiodi li sotterrava».
Quel padre a cui lei dedica poche righe dimesse, quasi senza aggettivi, e tuttavia colme di celata ammmirazione e gratitudine: quel padre che, operaio specializzato alla Bianchi, preferisce patire anni di disoccupazione e miseria perché «si rifiuta di prendere la tessera del partito fascista»; al quale nel '29 viene proibito di votare; e che, dopo l'8 settembre, «si collega ai gruppi della Resistenza che agivano all'interno della fabbrica».
C'è Narva, «una comunista di vecchia data, con anni di attività clandestina alle spalle»; c'è la signora Maria, la proprietaria della stanza ammobiliata in via Macedonio Melloni che Visone aveva affittato e che «fece sempre finta di non capire chi fossimo, rischiò parecchio perché nella sua soffitta, tra le solite, vecchie cianfrusaglie, c'erano pistole, munizioni, l'arsenale dei Gap».
E c'è Tornelli, l'operaio della fabbrica al Vigentino al quale «passavo clandestinamente i volantini per lo sciopero del marzo '43»; e la Anna Gentili, la ragazza che a Porta Venezia il 25 luglio «salì su un carro armato» tra gli applausi della folla, «in seguito divenne staffetta con il nome di battaglia Lidia. Oggi è ancora viva, ha novant'anni». Quei nomi, quei volti. Come Libero Temolo, «un comunista coraggioso, capo cellula alla Pirelli»; e come Salvatore Principato, socialista, «due dei 15 compagni fucilati a piazzale Loreto»; come Egisto Rubini, il primo comandante del 3° Gap di Milano che, arrestato e torturato senza che riuscissero ad estorcergli un nome, «temendo di non poter resistere a un altro interrogatorio», si è tolto la vita, impiccandosi».
«Venni tra gli uomini al tempo della rivolta e mi ribellai con loro», dice Brecht nella famosa poesia. E anche lei. 2 settembre 1944, è il Corriere della Sera a dare la notizia: «Il commissario addetto all'ufficio politico Domenico De Martino è stato ucciso alle ore 13 in via Telesio». C'entrano i Gap. C'entra anche lei. Era il tempo della rivolta.
Lei e Visone si sono sposati il i4 luglio 1945, con rito civile, uno dei primi in Italia. «Milano era ferita dalla guerra, dai bombardamenti, dalla fame. Non possedevamo nulla, ma eravamo davanti a un'epoca nuova, Eravamo liberi, eravamo felici. Si cominciò subito a lavorare per tornare alla normalità. Il primo segno tangibile dei nostri sforzi fu il ritorno del pane bianco sulle nostre tavole».
Il libro è finito. «Oggi ho ottantasette anni. Non ho rimorsi. Ho un rimpianto, ma non voglio parlarne. Quando cala il sole chiudo le persiane, perché non amo il buio della notte».
Norina e i suoi compagni, gran bella gente.
Per l'ultimo saluto a Onorina Brambilla Pesce, la partigiana "Sandra":
Mercoledì 9 novembre 2011 Camera del lavoro di Milano - Salone: Di
Vittorio. Corso di Porta Vittoria 43:
dalle ore 11.00 camera ardente
dalle ore 15.00 cerimonia funebre.
Mercoledì 9 novembre 2011 Camera del lavoro di Milano - Salone: Di
Vittorio. Corso di Porta Vittoria 43:
dalle ore 11.00 camera ardente
dalle ore 15.00 cerimonia funebre.
mercoledì 1 giugno 2011
Contro ogni tentativo di equiparare i fascisti con i partigiani
Pubblichiamo le parole del presidente dell'ANPI, Carlo Smuraglia, in merito ad un disegno di legge sulle associazioni d'arma, che punta ad equiparare chi ha fatto la Resistenza con chi è stato combattente per la Repubblica di Salò
Ho detto due sere fa, in Piazza Duomo, in un momento di collettiva euforia, che bisogna essere sempre vigilanti e non distrarsi anche nei momenti di festa, perché i pericoli sono sempre in agguato. Il richiamo era fondato.
Chi ne volesse una prova, dovrebbe riflettere su ciò che è avvenuto due giorni fa, nella Commissione di difesa della Camera. Mentre tutti pensavano al voto e commentavano i risultati, in Commissione difesa la maggioranza portava avanti e concludeva un disegno di legge, per alcuni aspetti, vergognoso, perché nel dettare una disciplina per le associazioni di interesse delle forze armate, non solo pretende la loro totale apoliticità (che significa? Non si potrà neppure difendere la Costituzione?), non solo le pone sotto un penetrante controllo del Ministero della difesa, ma mette sullo stesso piano tutti i combattenti e dunque anche quelli che combatterono con la Repubblica di Salò. E’ un progetto ricorrente, che abbiamo sempre avversato e che ora è stato posto alla ribalta proprio in un giorno di diffusa distrazione, respingendo ogni tentativo di modifica e perfino gli emendamenti e un disegno di legge in materia, proposti dall’opposizione.
Il fatto è di una gravità inaudita, che l’ANPI denuncia con forza e con sdegno; bisognerà impegnarsi, da adesso fino al momento in cui il testo arriverà all’esame dell’Assemblea di Montecitorio, perché esso venga profondamente e radicalmente cambiato, proprio nelle parti che ho indicato e soprattutto in quella iniqua equiparazione tra combattenti della libertà e combattenti in difesa della dittatura fascista.
Chiediamo l’impegno di tutte le organizzazioni dei combattenti per la libertà, delle forze democratiche, in Parlamento e fuori, e ci rivolgiamo ai cittadini che hanno a cuore la democrazia e credono nell’antifascismo, per avere il loro appoggio e il loro sostegno; e mobiliteremo tutti i nostri scritti perché facciano sentire la loro voce ed impediscano questo sconcio, che nega la nostra storia e la Resistenza e offende la memoria dei Caduti per la libertà.
Presidente Nazionale dell’ANPI
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