Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

giovedì 25 febbraio 2010

Lombardia. Con Agnoletto presidente Fo, Rame, Rossi, Ovadia






Lombardia. Con Agnoletto presidente Fo, Rame, Rossi, Ovadia. GUARDA I VIDEO


Dario Fo, premio Nobel per la letteratura, Franca Rame, attrice, Moni Ovadia, attore, compositore, musicista, scrittore, Margherita Hack, astrofisica, Paolo Rossi, attore, comico, Ottavia Albanese, docente di Scienze dell’Educazione Università Bicocca di Milano, Emilio Molinari, presidente del Comitato Italiano per un Contratto Mondiale sull’Acqua, Celestina Villa, impiegata all’Archivio di Stato di Cremona, Luca Mangoni detto Supergiovane, architetto, guest star di Elio e le Storie tese, Luca Fazio, giornalista de Il manifesto, Maruska Consolati, studentessa universitaria di Brescia, classe 1987, Sergio Serafini, amministratore delegato di Radio Popolare, Morgan Cortinovis, operaio in lotta alla Frattini, azienda in crisi di Seriate (Bg), Matteo Gaddi, esperto in politiche industriali, animatore delle lotte ambientaliste a Mantova, Giuseppe Eriano, medico di Melegnano.
Sono questi i nomi che compongono il cosiddetto listino a sostegno della candidatura a presidente della Lombardia di Vittorio Agnoletto per la Federazione della sinistra.
“Il sostegno che ricevo da alcune tra le personalità più significative del mondo della cultura e del lavoro della nostra regione – dichiara Vittorio Agnoletto – contiene un messaggio preciso: non possiamo rassegnarci alla situazione presente, è possibile cambiare e per cambiare è necessaria la presenza della sinistra con suoi valori di giustizia sociale e di rispetto dei diritti di ogni essere umano. La mia candidatura vuole offrire una speranza a tutti coloro che credono nella possibilità di costruire una vera opposizione al sistema di potere costruito in quindici anni da Formigoni e non contrastato da un’opposizione di pura facciata. Ringrazio tutti i componenti del mio listino per la disponibilità e la generosità con la quale hanno messo a disposizione il loro impegno e la loro credibilità per questa difficile ma necessaria impresa. Sono fiducioso che otterremo un risultato importante non solo per noi, ma per il futuro di tutti coloro che vivono in questa nostra regione”.

Per Dario Fo si tratta di “un’occasione, bisogna assolutamente dare una mano, un sostegno e soprattutto convincere altri ad esser attivi e a non dire, come potrebbe accadere di primo istinto, “chi se ne frega, che responsabilità ho io, basta, ne ho piene le scatole della politica”!”. Mentre c’è chi “continua a ubriacare la gente di idee false – continua il premio Nobel -, bisogna sperare nelle persone migliori, soprattutto che un movimento che ha una coscienza civile venga avanti. Anche se non si vince, d’accordo, ma è un segno, dare il segno che ci siamo, che partecipiamo e non ci siamo addormentati”.
Secondo Moni Ovadia “è ora di avere il coraggio di rompere questo cerchio stantio di una destra aggressiva, autoreferenziale e intollerante e di una opposizione che da troppo tempo si limita a guardare senza opporsi sostanzialmente”. La Lombardia, aggiunge, “ha bisogno di un’autentica alternativa, non ha bisogno di candidati che si dichiarano democratici e poi scimmiottano le tecniche repressive del peggior centro destra”.
“In questa mia scelta c’è il rispetto per Vittorio ma c’è soprattutto l’indignazione per la continua riduzione della democrazia, c’è il dire basta al cinismo con il quale il Pd tenta di sopravvivere alla propria crisi e alla deriva delle idee e dei contenuti – aggiunge Emilio Montanari -, cancellando sistematicamente a sinistra la rappresentanza di storie politiche ed umane che riguardano milione di persone”. Mentre il “Supergiovane” Luca Mangoni dichiara: “Vittorio Agnoletto è bello dentro (nonostante le apparenze è uno figo) ma soprattutto è…giovane dentro! Come si fa a non amare uno che le prende sempre?!”.



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venerdì 5 febbraio 2010

La Sinistra candida Agnoletto in Lombardia.


Per l'opposizione, quella vera, a Formigoni e alle destre.


“La vittoria di Niki Vendola in Puglia, frutto dell’unità a sinistra, parla anche a noi. Mi rivolgo ai simpatizzanti di Sinistra e Libertà, agli elettori dell’Idv: utilizziamo le elezioni regionali per costruire anche in Lombardia un polo autonomo della sinistra”. Così Vittorio Agnoletto, candidato presidente della Regione Lombardia per la Federazione della sinistra, presentandosi alla stampa questa mattina a Milano.

Una candidatura di servizio perché c’è bisogno di sinistra in Lombardia, perché non è possibile sostenere un candidato come Penati se si hanno a cuore i temi della sinistra. Una candidatura che non è la ricerca di una poltrona (Agnoletto ha scelto di non essere anche capolista, dunque non diventerà consigliere), ma la scelta di mettersi a disposizione per ricostruire dal basso un’alternativa, una vera opposizione a Formigoni e ai poteri forti.

Quattro i punti fondamentali su cui Agnoletto svilupperà la sua campagna.

Primo: il diritto alla salute.
Come medico sono indignato dalla situazione lombarda, dove il 60 per cento degli esami diagnostici si fanno in strutture private, e si inventano interventi chirurgici solo per ottenere rimborsi dalle casse pubbliche. Chiedo il rilancio della sanità pubblica lombarda, propongo sanzioni per i dirigenti delle strutture sanitarie che mantengono lunghe liste di attesa per indirizzare i cittadini verso il privato.

Secondo, il diritto al lavoro.
Siamo la regione che ha perso più posti di lavoro in questo periodo di crisi, e se fosse stato per Formigoni la Innse a quest’ora avrebbe chiuso. Sono necessari più ammortizzatori sociali, che garantiscano anche chi è privo di tutele, come i lavoratori dei call center e tutti i precari. Altro che doppi stipendi in stile Stanca!

Terzo, il diritto allo studio e la difesa della scuola pubblica:
è vergognoso che a Milano si chiuda il liceo Gandhi, unica scuola per studenti-lavoratori, mentre oltre il 90 per cento dei finanziamenti regionali vanno alla scuola privata, a tutto vantaggio dei redditi più alti.

Infine, diciamo no all’Expo, no alla cementificazione del territorio, contro la penetrazione delle mafie negli appalti pubblici, contro la devastazione dell’ambiente; ci impegneremo a fondo nella difesa dell’acqua pubblica anche attraverso il referendum che sosterremo insieme a quello contro il nucleare”.

“Su tutti questi temi – ha concluso Agnoletto – chiedo un confronto pubblico con gli altri candidati presidente. C’è bisogno, in questa Regione, di consiglieri capaci di rendere il Palazzo trasparente con il controllo della società civile, contro ogni tentativo di “inciucio” facilitato dall’accentramento di ogni decisione nelle mani di Formigoni e della Giunta. Consiglieri pronti a contrastare la politica delle destre e di fare l’opposizione che il Pd non vuole fare”.

giovedì 4 febbraio 2010

presentata in Provincia interrogazione sull'Eliporto








Milano, 28 Gennaio 2010
Ecco l'interrogazione presentata da Massimo Gatti in Provincia pochi giorni fa, in merito alla costruzione dell'Eliporto nel Parco Nord:


Premesso che è in atto un progetto per realizzare un Eliporto nel campovolo di Bresso.



Considerato che tale progetto, commissionato allo Studio Ambrosetti della Agusta-Westland (azienda costruttrice di elicotteri militari/civili) e da Tecnomony (che si occupa fra l'altro della costruzione di infrastrutture di ingegneria civile), ha ottenuto il pieno appoggio della Regione Lombardia, impegnata nella progettazione di un sistema di eliporti regionale, per collegare tutto in nord Italia e per rendere più facilmente accessibile l'aeroporto varesino di Malpensa, con aprticolare riferimento all'utenza di business class stimata in oltre 330.000 viaggiatori all'anno.



Preso atto che, secondo il progetto, l'attuale sede dell'aeroporto, situata all'interno dei confini del Parco Nord, ospiterà l'Hub dedicato alla manutenzione e rifornimento degli elicotteri.



Considerata la pesante ricaduta del progetto per le decine di migliaia di cittadini residenti nelle zone limitrofe, per i frequentatori del Parco Nord e per il territorio dell'area metropolitana milanese.



Considerata infine la mobilitazione di numerosi cittadini di Bresso e dei comuni limitrofi che in più occasioni hanno manifestato la propria contrarietà all'Eliporto.



Si chiede al Presidente della Provincia di Milano e agli assessori competenti in materia, quali provvedimenti ha intenzione di adottare questa amministrazione provinciale per non consentire la realizzazione del progetto in oggetto, dannoso per le decine di migliaia di cittadini residenti nelle zone limitrofe, per i frequentatori del Parco Nord e per il terriotrio dell'area metropolitano milanese.



IL CAPOGRUPPO

LISTA CIVICA UN'ALTRA PROVINCIA-RIFONDAZIONE COMUNISTA-COMUNISTI ITALIANI

Massimo Gatti

giovedì 28 gennaio 2010

lettera aperta a Nichi Vendola






martedì 26 gennaio 2010
(da il manifesto del 27 gennaio 2010)

Caro Nichi, colgo l’occasione di questo comune giorno di festa per porti una domanda: perché la positiva dinamica che abbiamo messo in moto in Puglia non può essere ripetuta anche nelle altre parti d’Italia?

Nella tua regione, di fronte all’arroganza del gruppo dirigente del PD abbiamo fatto fronte comune. Prima rifiutando la proposta che tu non venissi candidato e poi con il comune sostegno alla tua candidatura nelle primarie. Questo fronte comune ha vinto e il tuo splendido risultato ne è la testimonianza.

In Puglia ha cioè funzionato nei fatti una coalizione di sinistra di alternativa, in grado di tenere un profilo politico autonomo dal PD, che è riuscito, come riuscimmo nel 2005, a vincere le primarie. Una coalizione di sinistra di alternativa che ha aperto contraddizioni nel PD proprio in quanto ha saputo agire con una soggettività propria, non subalterna o manovriera. Si è fatta una battaglia limpida, senza sotterfugi, sia sul piano politico che su quello dei contenuti e la chiarezza ha pagato.


Del resto quando ci siamo visti e sentiti nelle settimane scorse proprio questo punto avevamo messo al centro. Di fronte ad un PD che è caratterizzato da una deriva centrista, con tratti di vera e propria subalternità all’UdC, abbiamo convenuto sulla necessità di coordinare le forze della sinistra al fine di incidere positivamente nella discussione in tutte le regioni. Nella reciproca autonomia avevamo individuato la necessità di unire gli sforzi, di fare una battaglia comune, di evitare che il PD potesse metterci gli uni contro gli altri nella ridefinizione moderata del suo asse politico.

In tutta franchezza , proprio questa battaglia comune a me pare sia venuta meno. Mentre in Puglia abbiamo agito concordemente, questo non avviene nelle altre regioni d’Italia.

Non ho lo spazio per fare una disanima complessiva per cui mi soffermerò solo sul caso della Lombardia, che a me pare emblematico. In questa regione Sinistra e Libertà ha deciso di sostenere Penati a candidato a Presidente proprio mentre questo ha posto un veto sulla presenza della Federazione della Sinistra nella sua coalizione. Qui ci troviamo in una situazione incredibile: il candidato del PD decide di porre una discriminante anticomunista per far parte della sua coalizione e si caratterizza su contenuti che sono grosso modo l’opposto dei contenuti che tu hai sostenuto nelle primarie pugliesi. Sinistra e Libertà, invece di fare battaglia politica e di rompere con Penati, decide di partecipare alla sua coalizione. Mentre in Puglia la sinistra, insieme, ha ottenuto un risultato straordinario, in Lombardia Sinistra e Libertà si fa strumento del tentativo di distruzione della sinistra da parte di Penati.

Caro Nichi ti chiedo quindi di battere un colpo. Se i ricatti non si possono accettare in Puglia, non debbono essere accettati nemmeno in Lombardia. Se è possibile lavorare per l’alternativa in Puglia, deve essere possibile farlo anche altrove. La primavera non la si costruisce in una regione sola.

Paolo Ferrero

venerdì 15 gennaio 2010

Penati dice no alla Sinistra


Milano, 13 gennaio 2009

Nell’incontro di stamattina con i rappresentanti della costituenda Federazione della sinistra – Ugo Boghetta (segretario regionale Prc), Gianni Pagliarini (segretario regionale Pdci) e Leo Ceglia (coordinatore regionale Lavoro e solidarietà) -, Filippo Penati ha detto no alla proposta di accordo di desistenza in vista delle prossime elezioni regionali.

La proposta, hanno sottolineato Boghetta, Pagliarini e Ceglia nella successiva conferenza stampa, prevedeva la rinuncia della sinistra a candidare propri rappresentanti nel listino, cioè fra i consiglieri eletti con il premio di maggioranza. In tal modo, in caso di vittoria il candidato del Pd avrebbe avuto una maggioranza autosufficiente. Il patto di consultazione, proposto dal Pd, non ha alcuna implicazione concreta, e dunque è solo una presa in giro.

Il problema è che a Penati non interessa vincere, perché parte già candidandosi alla sconfitta. Egli riprende la linea catastrofica dell’autosufficienza che fu di Veltroni e che il Pd anticipò ampiamente in Lombardia, in controtendenza con l’opzione dell’accordo a sinistra che sta venendo avanti in molte regioni del Nord. E questo mentre Formigoni stringe accordi con forze e personaggi dell’estrema destra fascista, pur di vincere ancora una volta.

E’ dunque chiaro che Filippo Penati non vuol costituire un’alternativa politica a Formigoni e al suo impero, ma si preocupa piuttosto di porsi in continuità con l’opposizione all’acqua di rose, spesso convergente con il centrodestra su materie importanti come le privatizzazioni, le grandi opere, il welfare, condotta nell’ultima legislatura dal Pd in Regione Lombardia.

Di un’opposizione vera e senza commistioni al regime di Formigoni ha invece bisogno oggi più che mai la Lombardia, sottolineano i rappresentanti della Fds. E questa opposizione intendono rappresentare Prc, Pdci e Lavoro e solidarietà presentando una lista e un candidato presidente della Sinistra alle prossime elezioni regionali.

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Ufficio Stampa Prc Lombardia

domenica 10 gennaio 2010

sabato 9 gennaio 2010

ELICOTTERI DENTRO IL PARCO NORD?



LA REGIONE CONFERMA.
FORMIGONI VUOLE DISTRUGGERE IL PARCO NORD!



La Regione Lombardia ed il suo Presidente Roberto Formigoni, vogliono dare un duro colpo all’esistenza del Parco Nord e al Comune Bresso con la costruzione di un eliporto all’interno del Parco.
L’Assessore regionale Raffaele Cattaneo ha risposto ad un’interrogazione presentata da alcuni consiglieri dell’opposizione:“…la Regione Lombardia sta attivando un approfondimento sulle opportunità offerte dal trasporto elicotteristico… l’area nord-est dell’Italia avrebbe una possibile domanda potenziale di trasporto elicotteristico per tratte fino a 200 chilometri di 335 mila persone… …confermo la volontà di Regione Lombardia di andare nella direzione di dotarsi di una rete di eliporti e di elisuperfici funzionali allo sviluppo del trasporto aereo, Bresso rappresenta un’ipotesi di localizzazione…”.
Un simile progetto avrebbe un impatto devastante su Bresso, sui Comuni circostanti e soprattutto sul Parco Nord.,
Impatto in termini di inquinamento atmosferico ed acustico.
Impatto in termini di migliaia di metri cubi di cemento rovesciati in mezzo al Parco Nord per costruire le infrastrutture necessarie, ipotesi che distruggerebbe uno dei più grandi e più bei parchi urbani d’Europa costruito con 40 anni di battaglie e sacrifici.
Il comitato d’affari che è l’attuale governo della Regione Lombardia, mette in campo un’opera a vantaggio di pochi benestanti, a danno dell’intera collettività. Gli interessi in gioco sono molto alti, occorre una grande mobilitazione per contrastare questo disegno.
La Sinistra bressese compatta è schierata a difesa del Parco Nord. Garantirà il suo impegno tra i cittadini per costruire un fronte comune con tutte le forze politiche, associazioni e comitati che condividono di scendere in campo in difesa del Parco e a sostegno dell’ Amministrazione Comunale perché ogni sforzo venga compiuto per contrastare questo scempio.


Partito della Rifondazione Comunista Circolo F. Conti – Bresso
Sinistra e Libertà - Bresso

lunedì 1 giugno 2009

LETTERA APERTA A CLAUDIO GRASSI

ma quale è la nostra proposta di fronte alla crisi?





Di Aldo Giannuli
docente di storia alla Statale di Milano


La lettera aperta che vi proponiamo qui di seguito è stata scritta al terimine dell' Assemblea regionale dell'area "Essere Comunisti" di sabato 29 Aprile in risposta all'intervento conclusivo di Claudio Grassi. Pensiamo possa essere un interessantissimo spunto di riflessione sull'attuale crisi economica, la quale mette in luce una lunga serie di problematiche del tutto inedite che come Sinistra non possiamo ignorare.

Caro Claudio,

colgo l’occasione del tuo discorso conclusivo della riunione di “Essere Comunisti” sabato scorso a Milano per ragionare meglio su un punto che hai toccato di sfuggita ma che mi sembra essenziale per la definizione della linea politica di Rifondazione.Mi riferisco alla tua affermazione per cui siano in presenza di una crisi da sovra produzione che, dunque, richiede interventi ti tipo classicamente keinesiano (rialzo dei salari, rilancio dell’occupazione ecc), per sostenere la domanda sul mercato e rimettere in equilibrio l’economia.

In effetti, sono presenti elementi di sovra produzione: la depressione del monte salari obbliga i ceti subalterni ad indebitarsi, questo genera masse di capitale fittizio che si svela per tale quando l’insolvenza dei debitori diventa conclamata; questo provoca una caduta della domanda che rende le merci prodotte invendibili, con la conseguente mancata realizzazione del profitto.
E’ quello che è successo con la crisi dei mutui e che assomiglia da vicino ai meccanismi della grande crisi del 1929. Personalmente non credo che questa sia la definizione più adatta per la crisi attuale, perchè non è questo l’aspetto peculiare, ma potremmo anche scegliere questa definizione, tutto sta a capirsi sul significato delle parole.I vari aspetti di questa crisi erano stati analizzati da Alberto Burgio nel suo pregevole “Senza Democrazia”, la cui lettura consiglio sempre a studenti ed amici, anche se, per la verità, Alberto non sempre ha tratto tutte le conseguenze delle tendenze che individuava ed, in alcuni tratti, mi è parso troppo suggestionato dal parallelo analogico con il 1929.

Tuttavia, ho l’impressione che si stia facendo strada una vulgata un po’ troppo semplificativa, che forza ancora di più l’analogia con la “Grande crisi”, sino ad una trasposizione meccanica delle ricette keinesiane.A differenza di settanta anni fa, dobbiamo fare i conti con una serie di elementi del tutto nuovi. In primo luogo, è vero che anche la crisi del 1929 fu innescata dall’insolvenza della Germania di fronte al suo debito per le riparazioni di Guerra, ma è anche vero che essa ebbe uno svolgimento prevalentemente interno ai mercati nazionali. E pertanto, le soluzioni del New Deal, con i loro imponenti programmi di opere pubbliche, pur se non bastevoli a superare del tutto la depressione, ottennero comunque l’effetto di invertire la tendenza, avviando la ripresa e conducendola a buon punto. Si può discutere se il decollo degli Usa quale prima potenza economica mondiale sarebbe ugualmente avvenuto -ed in quei tempi- senza l’immenso consumo a fondo perduto della Guerra e la ricostruzione dei paesi europei, ma è ragionevole supporre che, pur se in tempi più lenti, il New Deal avrebbe conseguito i suoi obiettivi.

Però gli Usa di Roosevelt erano un paese altamente industrializzato che produceva la gran parte di quello che si acquistava sul mercato interno. Qui, invece ci troviamo di fronte a questa situazione:

a- un ventennio di delocalizzazione ha ridotto fortemente il potenziale industriale degli Usa (ed, in misura inferiore, dell’Europa)b- per cui gli Usa nel loro complesso consumano circa il 20-25% in più di quello che producono e da ormai da un quindicennioc- i consumatori americani hanno retto la domanda sul mercato interno soprattutto grazie al massiccio indebitamento privato (mutui, carte di credito, rate auto ecc.) che è alla base della bolla finanziariad- le banche americano hanno trovato modo di “esportare” i loro crediti (più o meno inesigibili) sotto forma di prodotti finanziari atipici sbolognati alle banche europee, giapponesi ecc.c- l’Amministrazione americana, dal canto suo, ha rimediato al suo surplus di spese emettendo masse crescenti di titoli di debito pubblico (appioppati soprattutto alla Cina ed ai paesi mediorientali)d- la quadratura finale del cerchio è stata assicurata dai diritti di signoraggio sulla moneta unica di riferimento e di scambio mondiale, appunto, il dollaroe- in misura diversa, questi processi hanno riguardato anche l’Eurozona, dove si affiancano paesi creditori (come la Germania o l’Olanda) e paesi debitori (soprattutto quelli meridionali ma anche l’Irlanda)

Già questo scenario rende manifestamente insufficienti le classiche ricette keinesiane: limitarsi ad aumentare il monte salari negli Usa o in Europa otterrebbe solo il risultato di peggiorare ulteriormente la bilancia commerciale con i paesi asiatici (Cina in primo luogo, ma anche India , Indonesia, Corea, Taiwan, Giappone), con le conseguenze che è facile immaginare.Per un riequilibrio complessivo, sarebbe auspicabile una crescita salariale nei paesi maggiori esportatori (in particolare in Cina) o un riallineamento complessivo delle monete, in modo da attenuarne la competitività e permettere una ripresa produttiva dei paesi importatori. Ma nè l’una nè l’altra cosa sembrano soluzioni praticabili, per lo meno a breve. D’altra parte, un cambio meno vantaggioso delle monete occidentali rispetto a quelle asiatiche (reminbi in particolare) se, da un lato ridurrebbe le importazioni da quei paesi, dall’altro peggiorerebbe il potere d’acquisto dei salari.

Ma il guaio peggiore , è ancora un’altro: questa crisi non presenta solo e tanto aspetti di sovra produzione, ma anche di scarsità. E non si tratta affatto di un dato di poco conto. Noi siamo in presenza di:a- un boom demografico che non accenna a calare (stiamo toccando quota 7 miliardi)b- una esplosione dei consumi dovuta al fatto che, per la prima volta, masse ingentissime, come quelle dei paesi asiatici, accedono a beni sin qui preclusi (dal miglioramento dei generi alimentari al possesso di oggetti elettronici ecc.)

Ne consegue una scarsità generalizzata di quasi tutte le commodities –dal rame allo zinco, dal litio al platino, dai platinoidi al cacao, dal ferro alla soya, dal mais, per non dire di oro e petrolio-.Per di più questo innesca nuove bolle speculative attraverso il meccanismo dei future.Il che significa, in buona sostanza, che, contrariamente a quanto accade normalmente nelle grandi crisi seguite da fasi depressive, non dobbiamo aspettarci la prosecuzione della tendenza alla deflazione (peraltro modestissima) di questi anni, ma, al contrario, il rischio di una forte fiammata inflazionistica. Ed è già chiaro che il rischio si presenterà imponente nel 2012, quando verranno a scadenza una considerevole massa di titoli di debito pubblico, in buona parte americani: se l’asta dovesse andare male (come tutto fa presagire), questo spingerebbe gli stati (Usa in testa) ad emettere moneta in quantità, dando il via alla spirale inflazionistica.

In queste condizioni, le soluzioni keinesiane sperimentate non appaiono pertinenti o efficaci. Questo porta inevitabilmente ad uno scontro sugli assetti di potere (fra stati, classi, imprese) che va ben al di là di qualche intervento sui salari.D’altra parte, definire una linea credibile, che permetta ai ceti subalterni di entrare in gioco e farsi valere, non è cosa che possa esaurirsi in ambito nazionale (o ridursi a qualche modesta trovata come la “michetta ad un euro”) ed allora, perchè Rifondazione non prova a promuovere un incontro con le altre forze della sinistra europea (tedeschi, francesi, greci, portoghesi, spagnoli, islandesi ecc.)? Potrebbe essere l’occasione per avviare almeno alcune campagne internazionali come, ad esempio, la nazionalizzazione delle banche, il superamento del dollaro come moneta di riferimento internazionale, l’istituzione della Tobin Tax, la tassazione dei redditi manageriali, la revisione del regime delle stock options ecc.

Come sai io sono molto scettico, a questo punto, sulla sorte di Rifondazione comunista e della Federazione della Sinistra (e ti ho chiaramente espresso i miei dubbi proprio sabato) ma sarei felicissimo di ammettere di aver sbagliato, constatando che Rifondazione e la Federazione sono vitali e in grado di dare un contributo effettivo alla formazione di una convincente linea di sinistra al livello dei problemi che abbiamo davanti.

Con l’amicizia di sempre

Aldo, 30 maggio ‘10
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mercoledì 12 marzo 2008