Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita.

sabato 12 novembre 2011

appuntamenti: L’Italia e la sinistra di fronte all’Europa della BCE

Sinistra che fai?
L’Italia e la sinistra di fronte all’Europa della BCE

Mercoledì 23 novembre 2011 , ore 20.30
Camera del Lavoro di Milano
Corso di Porta Vittoria, 43

Intervengono:

Paolo Ferrero
Segretario nazionale PRC


Fausto Bertinotti
già Presidente della Camera dei Deputati


Gennaro Migliore
Segreteria Nazionale Sinistra Ecologia Libertà


Organizza: Rifondazione Comunista Milano - Aderente alla Federazione della Sinistra

martedì 8 novembre 2011

CIAO NORI...

di Maria Calderoni


Norina Brambilla e i suoi compagni, gran bella gente

Niente di leggendario. Niente enfasi, niente retorica, niente stile letterario, niente storia romanzata. Lei racconta semplicemente, così come è andata, sul filo vivo dei ricordi, senza divagazioni e senza orpelli. Onorina Brambilla, un nome molto milanese, Croce di guerra al Valor partigiano, segni particolari staffetta nel 3° Gap "Egisto Rubini" di Milano, nome di battaglia Sandra. Nota anche come Nora Brambilla Pesce, segni particolari moglie di Giovanni Pesce, medaglia d'oro della Resistenza, suo compagno di lotta sin dai primi giorni e compagno di vita per sessant'anni, quando lui è scomparso, luglio 2007. Niente di leggendario.

Il libro della sua vita - Onorina Brambilla Pesce, Il pane bianco, Arterigere pp.292,  (a cura di Roberto Farina, prefazione e note di Franco Giannantoni) - è straordinario in sé, non solo per la vicenda personale che racconta, ma per il mondo, la gente, i sentimenti, il parterre umano che evoca. Antropologia operaia e comunista, Milano e dintorni, terribili anni '40, la generosità e la lotta, non c'è da aggiungere nulla.
«Quando fui arrestata dalle SS avevo appena compiuto ventun anni». E quando viene catturata - un pomeriggio del 12 settembre 1944, tradita da un partigiano passato al nemico - lei è gappista da un anno, «ero entrata a far parte dei Gruppi di difesa della Donna, un'organizzazione femminile che si occupava di raccogliere denaro, cibo, vestiti e tutto ciò che potesse servire ai partigiani». Il comandante del suo Gap è un certo Visone (scoprirà dopo che il vero nome èGiovanni Pesce). Giorni da staffetta, ragazza in bici che in borsa nasconde anche roba molto proibita, «un giorno incappai nei "marò" della San Marco. Erano in piazza Ludovica e controllavano tutti. Quando me ne accorsi, ero ormai troppo vicina per allontanarmi senza destare sospetti. Avevo con me due pistole». Quella volta la sfanga.
Tradita, arrestata, verranno per lei i giorni nel quinto braccio di San Vittore; degli interrogatori a colpi di gatto a nove code («dolorante, semisvenuta, credo di aver urlato molto»); del campo di concentramento di Bolzano, «numero di matricola 6087, col triangolo rosso dei politici, fui destinata al blocco F».
Norina e gli altri. Il suo lessico familiare e quello politico che si incontrano subito e si "riconoscono", naturalmente. «Sono di famiglia operaia, di orientamento antifascista, comunista». Poveri, modesti lavoratori. Squarci di primo Novecento popolare e contadino in terra lombarda. Quel trasloco forzato - «si diceva "fare san Martino"» - ogni 3 novembre «perché bisognava trovare un altro padrone e un'altra cascina»; quelle vecchie cascine senza acqua corrente e senza servizi e i cortili di terra battuta che diventavano fango, «dove i bambini vivevavo nella polvere, insieme ai polli e agli altri animali». E suo padre che, «dopo la terza elementare l'avevano mandato a fare il garzone in una bottega di calzolaio»; a martellare per qualche soldo «i chiodi storti, per raddrizzarli e riutilizzarli»; ma lui, che voleva andare a giocare con gli altri bambini, «invece di raddrizzarli, i chiodi li sotterrava».
Quel padre a cui lei dedica poche righe dimesse, quasi senza aggettivi, e tuttavia colme di celata ammmirazione e gratitudine: quel padre che, operaio specializzato alla Bianchi, preferisce patire anni di disoccupazione e miseria perché «si rifiuta di prendere la tessera del partito fascista»; al quale nel '29 viene proibito di votare; e che, dopo l'8 settembre, «si collega ai gruppi della Resistenza che agivano all'interno della fabbrica».
C'è Narva, «una comunista di vecchia data, con anni di attività clandestina alle spalle»; c'è la signora Maria, la proprietaria della stanza ammobiliata in via Macedonio Melloni che Visone aveva affittato e che «fece sempre finta di non capire chi fossimo, rischiò parecchio perché nella sua soffitta, tra le solite, vecchie cianfrusaglie, c'erano pistole, munizioni, l'arsenale dei Gap».
E c'è Tornelli, l'operaio della fabbrica al Vigentino al quale «passavo clandestinamente i volantini per lo sciopero del marzo '43»; e la Anna Gentili, la ragazza che a Porta Venezia il 25 luglio «salì su un carro armato» tra gli applausi della folla, «in seguito divenne staffetta con il nome di battaglia Lidia. Oggi è ancora viva, ha novant'anni». Quei nomi, quei volti. Come Libero Temolo, «un comunista coraggioso, capo cellula alla Pirelli»; e come Salvatore Principato, socialista, «due dei 15 compagni fucilati a piazzale Loreto»; come Egisto Rubini, il primo comandante del 3° Gap di Milano che, arrestato e torturato senza che riuscissero ad estorcergli un nome, «temendo di non poter resistere a un altro interrogatorio», si è tolto la vita, impiccandosi».
«Venni tra gli uomini al tempo della rivolta e mi ribellai con loro», dice Brecht nella famosa poesia. E anche lei. 2 settembre 1944, è il Corriere della Sera a dare la notizia: «Il commissario addetto all'ufficio politico Domenico De Martino è stato ucciso alle ore 13 in via Telesio». C'entrano i Gap. C'entra anche lei. Era il tempo della rivolta.
Lei e Visone si sono sposati il i4 luglio 1945, con rito civile, uno dei primi in Italia. «Milano era ferita dalla guerra, dai bombardamenti, dalla fame. Non possedevamo nulla, ma eravamo davanti a un'epoca nuova, Eravamo liberi, eravamo felici. Si cominciò subito a lavorare per tornare alla normalità. Il primo segno tangibile dei nostri sforzi fu il ritorno del pane bianco sulle nostre tavole».
Il libro è finito. «Oggi ho ottantasette anni. Non ho rimorsi. Ho un rimpianto, ma non voglio parlarne. Quando cala il sole chiudo le persiane, perché non amo il buio della notte». 
Norina e i suoi compagni, gran bella gente.


Per l'ultimo saluto a Onorina Brambilla Pesce,  la partigiana "Sandra": 

Mercoledì 9 novembre 2011 Camera del lavoro di Milano - Salone: Di 

Vittorio.  Corso di Porta Vittoria 43:

dalle ore 11.00 camera ardente

dalle ore 15.00 cerimonia funebre.

martedì 1 novembre 2011

appuntamenti: DALLA CRISI AL MONDO NUOVO



Crisi economica. Debito. Austerità. Manovre lacrime e sangue. Guerre coloniali. Disoccupazione. Degrado morale. Precarietà.

Questo è lo scenario che il capitalismo offre alle nuove generazioni!

Nel mondo la reazione a questo sistema disumano è già iniziata. Dall'America Latina che sperimenta, grazie alla resistenza di Cuba, il "socialismo del XXI secolo", alle proteste anti-capitaliste negli Stati Uniti, ai continui scioperi generali in Grecia, fino alle insurrezioni popolari (per ora sconfitte) in Tunisia, Egitto, Bahrein, ecc.

Cosa succede nel mondo? Quali prospettive in Italia?
Discutiamone insieme con due documentari che ci aiuteranno a comprendere l'intricato scenario di un sistema in decadenza per lottare con più consapevolezza per il suo rovesciamento e per la costruzione del mondo nuovo.

Giovedì 10 novembre
@casa della Sinistra di Bresso
Via San Giacomo 4
DEBTOCRACY, IL DEBITO LO PAGHI CHI LO CREA
ore 20,45 proiezione del film
a seguire dibattito con:
Bruno Casati, segreteria nazionale Prc
Lorenzo Esposito, Fisac-CGIL Banca D'Italia

                                                     Giovedì 17 novembre
                                                     @circolo Prc Affori,
                                                     Via Faccio 18, Milano
                                                     MALEDETTA PRIMAVERA
                                                     ore 20,45 proiezione del film
                                                     a seguire dibattito con:
                                                     Najat Tataoui, Comitato Immigrati  in Italia                                         

Documento finale della conferenza programmatica della sinisitra bressese

Pubblichiamo qui di seguito il testo del documento finale della conferenza programmatica della Sinistra bressese. Un documento che riteniamo molto importante in quanto stabilisce le linee guida per il prossimo futuro e prova a trarre un bilancio del nostro primo anno di attività.


CONFERENZA PROGRAMMATICA DELLA SINISTRA BRESSESE


Bresso 16/10/11


DOCUMENTO FINALE

Ad un anno dall’avvio del percorso unitario della Sinistra Bressese, si è svolta lo scorso 16 ottobre una conferenza programmatica tra attivisti e simpatizzanti, per fare un primo bilancio dell’attività svolta e per decidere il percorso del prossimo periodo, anche in prospettiva delle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno tra un anno e mezzo.

Bilancio

La Conferenza ha confermato il percorso unitario scelto, che ha per orizzonte territoriale un orizzonte locale. I militanti dei partiti che fanno parte di questo laboratorio politico bressese, hanno la presunzione di pensare che la sinistra a Bresso (ma per fortuna anche in altri luoghi dove si stanno sperimentando esperienze analoghe), sia ad uno stadio di analisi e di costruzione più avanzato rispetto al livello nazionale. In ogni caso, il percorso unitario locale non preclude l’autonomia dei singoli partiti su questioni nazionali. La vera domanda che i militanti di base si pongono e che poniamo ai nostri dirigenti nazionali è di capire su cosa le sinistre sono divise. Siamo divisi sulle questioni di fondo che dovrebbero essere il dna della sinistra in questa fase storica quali la necessità di ridare dignità e centralità al tema del lavoro? Sulla questione della difesa del territorio, dell’ambiente e delle energie rinnovabili? Sulla questione della difesa dei diritti civili e dei beni comuni? Sulla necessità di ricostruire una scuola pubblica degna di questo nome; Sulla necessità di fermare le disastrose politiche neoliberiste ecc. Noi riteniamo che questi temi non ci dividono. La Conferenza, pertanto, ha confermato l’ambito del progetto e ribadito le ragioni che hanno portato Rifondazione Comunista e Sinistra e Libertà a compiere questa scelta unitaria sul territorio bressese.

Riprendendo il documento fondativo della sinistra bressese, il mondo ha bisogno della “Sinistra”. Un bisogno, una necessità, determinata da un vuoto politico esistente. Un bisogno fondato sulla constatazione che, sono sempre concetti contenuti in quel documento, occorre partire da un dato di realtà: in questa fase della storia, la Sinistra è culturalmente minoritaria e deve ricercare un nuovo senso, un nuovo linguaggio, ed una nuova identità per ricominciare a “contaminare il mondo” con i propri valori.

La scelta di dar vita, a livello locale, ad un percorso che ci auguriamo possa essere raccolto anche in altre realtà, nasce dal tentativo da parte dei compagni e delle compagne di Bresso di raccogliere diverse istanze: la richiesta del popolo della sinistra di finirla con le divisioni e le frammentazioni e di avviare un processo di riaggregazione per costruire una sinistra unita, di nome e di fatto. Oggi si ha la percezione, tra i giovani in particolare, di una insufficienza aggregativa nella tradizionale forma partito e della necessità di superare recinti e steccati dove è diventato difficile riconoscersi ed iscriversi. Occorre un tentativo di sperimentare nuove forme per fare politica; si ha la percezione che ci siano tante forze sul territorio, tante compagne e tanti compagni, che hanno voglia di mettersi in gioco ma che non trovano un luogo dove poterlo fare.
La bontà delle ragioni che ci hanno portato alla scelta di dar vita alla sinistra bressese sono state ribadite con forza dai compagni intervenuti alla conferenza.

La scelta di aprire uno spazio come la Casa della Sinistra, di farne uno spazio aperto e partecipato è stata consequenziale alle scelte fatte.

La scelta di dare un taglio maggiormente culturale alle nostre iniziative, convinti che con la cultura si possa far politica, e convinti che una battaglia culturale sia condizione necessaria per la ricostruzione di una sinistra politica che ricominci a contare veramente nel paese.

Le iniziative di questi ultimi mesi, oltre alla buona qualità della proposta in termini politico-culturali ed all’ottimo successo in termini di partecipazione, hanno un dato di grande valore nelle loro modalità di costruzione. Sono state possibili grazie all’impegno di giovani e di persone di sinistra, che collaborano a questo percorso senza avere tessere di partito in tasca. Senza di loro le  iniziative promosse non ci sarebbero state. Questo ci dice che grazie alle scelte compiute, si è cominciato ad intercettare una parte di quella sinistra diffusa di cui molti si riempiono la bocca nel volerla coinvolgere senza riuscire ad andare oltre le parole.
Anche sul versante amministrativo ed istituzionale la scelta unitaria si è rivelata vincente. Qui il risultato più evidente è la nomina dell’assessora della sinistra bressese a Vicesindaca. Chi si occupa della gestione dei rapporti politici ed istituzionali, può misurare ogni giorno il peso del valore aggiunto figlio del processo unitario avviato.
Il dibattito ha evidenziato la necessità di proiettare maggiormente all’esterno, al territorio ed ai cittadini il percorso della Sinistra Unita Bressese.


Conclusioni

L’assemblea nel ritenere positiva l’esperienza dell’ultimo anno, ha espresso all’unanimità il perseguimento dei seguenti obiettivi:

-         proseguire e consolidare anche da un punto di vista organizzativo l’esperienza unitaria bressese;
-   presentarsi uniti alle prossime elezioni amministrative sotto un unico simbolo che raccolga tutte le componenti della sinistra unita bressese.

Attraverso la:

-   costruzione di iniziative pubbliche, su tematiche locali e nazionali, che facciano conoscere ai cittadini di Bresso il percorso unitario esistente;

-   valorizzazione della “Casa della Sinistra” per farne uno spazio culturale dove ognuno possa dare un contributo, consentendo soprattutto  ai giovani di sperimentarsi e crescere;

Infine dà mandato alla commissione politico-istituzionale di procedere ad una analisi e verifica del programma Amministrativo fin qui realizzato, al fine di  incalzare l’Amministrazione per il completamento e la realizzazione, in questo ultimo anno e mezzo di legislatura, di quei punti  programmatici che riterrà determinanti per presentarsi all’elettorato  con  la coscienza di aver soddisfatto il mandato ricevuto.    

lunedì 3 ottobre 2011

IL GOVERNO TAGLIA, I CITTADINI PAGANO

IL GOVERNO BERLUSCONI TAGLIA
I CITTADINI E I COMUNI PAGANO!

Il governo Berlusconi dice di non aver messo le mani in tasca agli italiani, vediamo se è così!
Cosa accadrà nel 2014?
Hanno forse spostato la data della fine del mondo prevista nel 2012?
O forse ci sarà un nuovo e oscuro raduno mondiale.
NOOOO!!!!!!
“PER IL 2014” , il Governo delle Libertà (PDL e Lega) , per risanare i grave stato di crisi in cui versa il nostro Paese, nella manovra lacrime e sangue che ha votato, ha finalmente introdotto  per tutti  i comuni d’Italia  quello che ormai da anni viene  “venduto” come  il  “toccasana” per risanare l‘Italia  perché ognuno possa tornare padrone a casa sua.
Dal 2014 finalmente le tasse non dovranno più essere versate a Roma, ma al proprio Comune.
Peccato che questo finto federalismo reintroduce solamente  l’ICI, che invece oggi si intasca lo Stato.
Peccato che già sappiamo che nel 2014 per permettere ai Comuni di incassare di più hanno previsto aliquote più alte
Peccato che in attesa del 2014, e anche dopo, IRPEF, IRAP  e tutte le altre tasse continueranno a essere versate a Roma nella stessa misura di oggi.
…E la famosa diminuzione delle tasse tanto sbandierata che fine ha fatto???

MA IN ATTESA DI QUESTO 2014 COSA SUCCEDE AL NOSTRO COMUNE?
Cosa ci ha regalato la manovra voluta dal Governo delle Libertà????

ECCO LA RISPOSTA
ANNO 2011: lo Stato verserà al Comune di Bresso – (meno) €       904.MILA  rispetto al 2010
ANNO 2012: lo Stato verserà al Comune di Bresso – (meno) € 2,020MILIONI rispetto al 2010
ANNO 2013: lo Stato verserà al Comune di Bresso – (meno) € 3,140MILIONI rispetto al 2010

La traduzione di questi numeri nel  Bilancio di Bresso significa che il nostro Comune, come tutti i Comuni d’Italia, rischia:
  • di tagliare pesantemente i servizi sociali: gli aiuti alle famiglie bisognose, agli anziani e ai disabili
  • dover aumentare le tariffe dei servizi: mensa, nidi ecc.

Per risolvere il grave stato di  crisi del nostro Paese noi proponiamo:
·        Tassa sui grandi patrimoni al di sopra del milione di euro;
·        Lotta all’evasione fiscale anche con una sovratassa sui capitali che hanno usato lo scudo fiscale;
·        Dimezzare gli stipendi delle caste e mettere un tetto agli stipendi dei manager;
·        Dimezzare le spese militari e smettere subito la guerra in Afghanistan e Libia;
Le aziende che delocalizzano devono restituire i finanziamenti pubblici;

I COMUNI NON SI TOCCANO
SINISTRA UNITA BRESSESE

domenica 24 luglio 2011

Genova 2001-2011: Loro la crisi Noi la speranza

Si è conclusa a Genova la settimana di iniziative a dieci anni di distanza dal G8, a dieci anni dall'assassino impunito di Carlo Giuliani, dalla macelleria cilena di Bolzaneto e della scuola Diaz, a dieci anni dalle giornate in cui la democrazia venne sospesa nel tentativo di reprime nel sangue un movimento che chiedeva "un altro mondo possibile", un altro mondo rispetto a quello di quella globalizzazione neoliberista che stava avanzando e di cui oggi vediamo e viviamo gli effetti nefasti.

La settimana di Genova non è stata però solo una settimana di commemorazioni, è stata soprattutto una settimana di momenti di confronto ed iniziative che hanno fatto emergere quanto le analisi dei no global dieci anni fa fossero esatte, e come le lotte di allora continuino oggi attraverso i molti movimenti che dal basso provano a parlare al paese. A cominciare dai NO TAV della Val di Susa, per passare attraverso la battaglia a difesa dell'acqua e dei beni comuni, al movimento degli studenti a difesa della scuola pubblica, alla lotta della FIOM a per il mantenimento del contratto nazionale. Tutte realtà, queste e molte altre presenti a Genova questa settimana. Uno dei momenti centrali è stata la manifestazione di sabato pomeriggio dove una folta delegazione di Rifondazione Comunista e della Sinistra bressese è stata presente a partire dal vicesindaco di Bresso Rita Parozzi. Di seguito alcune delle foto più significative del corteo. 

Le foto complete sono visualizzabili sulla pagina di Facebook di Prc Bresso


lunedì 18 luglio 2011

LA MAFIA AL NORD Terza serata dell rassegna "A sinistra la Cultura è di casa"

MARTEDì 19
CASA DELLA SINISTRA
Bresso, via San Giacomo 4
LA MAFIA AL NORD

ore 19,00 - aperitivo con proiezioni
ore 21,00 - Presentazione del libro "Briangheta" di Marco Fraceti e dibattito
con la partecipazione dell'associazione "Stampo antimoafioso"


Nella giornata dell'anniversario della strage di via D'Amelio e dell'uccisione di Paolo Borsellino abbiamo deciso di organizzare l'ultima delle tre serate della rassegna a Sinistra la Cultura è di Casa. Una serata per raccontare la forza della criminalità organizzata nelle città del nord. Un fenomeno molto diffuso e pericoloso, che si conosce molto poco e si tende a sottovalutare. Un fenomeno che non può più essere considerato distante dalla nostra quotidianità, ma che va combattuto con forza.

Ne discuteremo a partire dal libro di Marco Fraceti "Briangheta", il quale racconta il fenomeno dell'infiltrazione del'ndrangheta nel territorio della provincia di Monza e Brianza


lunedì 11 luglio 2011

A SINISTRA LA CULTURA E' DI CASA

Una tre giorni di iniziative a sfondo culturale presso la casa della sinistra di Bresso. Una rassegna che nasce dall'esigenza di dare vita al nostro nuovo spazio riappropriandoci del terreno culturale, proprio della sinistra, attraveso forme di comunicazioni e linguaggi differenti come il teatro e la musica. Le tematiche delle serate verteranno sulle discriminazioni, sulla questione di genere e sul radicamento delle mafie al Nord. 




















Programma:
GIOVEDì 14
VIAGGIO NELL'INTEGRAZIONE 
ore 19,00 - Aperitivo
Ore 21,00 - filmati e musiche a cura di Antonio Ruta


VENERDì 15
I DIRITTI DELLE DONNE
ore 19,00 - aperitivo
Ore 21,00 - spettacolo teatrale "Il corpo negato" interpretato da Deborah Morese


MARTEDì 19
LA MAFIA AL NORD
ore 19,00 - aperitivo
ore 21,00 - Presentazione del libro "Briangheta" di Marco Fraceti
con la partecipazione dell'associazione "Stampo antimoafioso"


lunedì 4 luglio 2011

racconto dalla valle

NON SI PUO' LASCIARE SOLA LA VAL DI SUSA NEL MOMENTO DELLA LOTTA

di Massimiliano Lio, Luca Cerpelloni, Diego Santucci (PRC Cinisello Balsamo); Jonathan Chiesa (PRC Niguarda-Milano); Umberto Bettarini (PRC Bresso)



Lo ammettiamo, siamo cinque terroristi. Perché ieri, domenica 3 luglio eravamo in Val di Susa, al cantiere de La Maddalena, dove si sono svolti gli scontri in occasione della manifestazione nazionale organizzata dal Comitato NO TAV. Con noi c’erano altri 70.000 terroristi. Di tutte le età. Donne e uomini. Valligiani. Persone giunte da tutta Italia, come noi.
Tutti lì con l’obiettivo di assediare il cantiere dell’Alta Velocità dopo lo scippo violento operato dalla polizia il 1 luglio scorso. Non eravamo lì per una scampagnata poi degenerata, come certa stampa (di destra e “sinistra”) vuole oggi far credere. Lo scopo della manifestazione era noto a tutti. Basta leggersi l’appello del Comitato NO TAV circolato nei giorni scorsi. È tutto scritto nero su bianco.
La TAV, opera inutile, speculativa, mafiosa, dannosa per il territorio e i suoi abitanti non si deve fare.
Questo dicevano ieri i valligiani con cui abbiamo sfilato. Uomini anziani e risoluti, che stringendo i pugni maledivano i carabinieri, ritornati l’altro giorno in massa a occupare nuovamente la loro terra.
Questo dicevano i tantissimi giovani accorsi da tutta Italia, a cui non sono bastati i proclami interessati e opportunistici a difesa dei beni comuni scanditi dai politici in questi mesi di campagna referendaria. E già diventati lettera morta.
Siamo partiti dal concentramento di Giaglione dopo le 9.00. Destinazione il cantiere de La Maddalena. Un lungo serpentone colorato e allegro.  Eterogeneo. Niente a che vedere con un reparto di paramilitari. Ci siamo incamminati su per i ripidi e stretti sentieri di questa valle incantevole. Gli stessi percorsi dai partigiani durante la guerra di Liberazione.
Assieme alle famiglie con bambini e agli anziani c’erano anche quelli che oggi la stampa definisce iperbolicamente i “professionisti della violenza”: si trattava di ragazzi giovanissimi e determinati, molte le ragazze, tutti italiani.
Una volta giunti alla baita de La Maddalena, uno dei campi-base della protesta NO TAV, gli organizzatori del comitato hanno invitato con un megafono i manifestanti a dirigersi verso le reti poste a difesa del cantiere per fare pressione. Ripetiamo, lo scopo della manifestazione non era fare una scampagnata.
Ebbene, neanche il tempo di toccare con le mani la barriera difensiva, è scattato improvviso e gratuito il getto degli idranti e il lancio di lacrimogeni urticanti. Sparati fin dall’inizio ad altezza d’uomo. Subito un anziano, in pantaloncini e scarpe da tennis (di certo non una tenuta da guerrigliero), viene portato via a braccia per uno squarcio nella coscia provocato dalla cartuccia dei gas.
Idranti, lacrimogeni, pallottole di gomma (abbiamo visto i segni lasciati sulle schiene di alcuni): per diverse ore la valle come le strade di Belfast, i vicoli di Gaza.
Fino a quando è piombato sull’area della baita un lacrimogeno, spargendo il panico tra quei manifestanti tranquilli a riposare, tra le famiglie con i bambini impauriti e in lacrime.
A quel punto è scattata la reazione. Un drappello di persone, portando con sè tavoli riadattati a scudi, si è diretto verso il punto caldo. Tra gli applausi generali, proprio di tutti. In prima fila tra gli altri tanti compagni. E soprattutto tanti abitanti della valle, molti con i capelli bianchi, che costruivano rudimentali fionde e davano consigli per inoltrarsi nei boschi. Partecipavano attivamente all’assedio. Che a questo punto (solo a questo punto), faceva un “salto di qualità”.
È andata avanti così per diverse ore. Le forze dell’ordine (?), al sicuro sul cavalcavia dell’autostrada, sparavano puntando sui manifestanti le cartucce di lacrimogeni, che in alcuni momenti ci sono sibilate molto vicino. A chi è stato meno fortunato di noi ha procurato fratture al naso, tagli in testa, squarci sul viso.
Ad accendere ulteriormente gli animi è stato poi l’atteggiamento da veri ultras da stadio adottato da chi dovrebbe tenere tutt’altro comportamento. Finanzieri che dal cavalcavia gettavano contro i manifestanti (decine di metri sotto) bottiglie piene d’acqua. E poi insulti e gesti provocatori. A un certo punto i poliziotti si sono messi a lanciare pietre, come un qualsiasi black bloc! Altro che la romantica visione pasoliniana dei poliziotti, che tanti, ingenuamente o opportunisticamente, richiamano dopo questi eventi.
In serata, come di consueto, si è scatenato il teatrino della politica politicante, mettendo in scena la disgustosa gara a dimostrare chi è più devoto alle forze dell’ordine. Che competizione tra maggioranza e opposizione!
I media, di qualsiasi “famiglia” di appartenenza, hanno immediatamente messo in opera la ben rodata strategia di dividere i manifestanti tra buoni e cattivi (invece eravamo tutti terroristi!); si sono subito impegnati a scavare fratture nel movimento NO TAV, con ricostruzioni degli avvenimenti fantasiose e distorte (il quotidiano La Repubblica aveva come inviato nei luoghi della protesta un giornalista che di solito si occupa di calcio…).
Senza comprendere che si tratta di tempo perso. Esiste una dialettica all’interno del movimento. Ma non è spostando l’attenzione dal merito della lotta a questioni di contorno, come la polemica sulle dichiarazioni del solito grillo parlante o richiamando dalla memoria del G8 di Genova lo spettro del black bloc, che si intaccherà la determinazione collettiva, fortemente radicata nella popolazione che non ci sta a farsi strappare via il proprio territorio dalla speculazione.
Occorrerà a questo punto un grosso impegno da parte nostra a smascherare le bugie e le mistificazioni messe in atto dalla maggioranza che copre l’intero arco parlamentare schierata a favore della TAV.
Sia chiaro, tutto questo si era messo in conto. Che qualcuno non pensi che quanto è successo ieri si sia trattato di un incidente di percorso. Non saranno gli strali di Napolitano o le polemiche di bassa cucina politica a far recedere gli abitanti della valle!
Noi cinque, militanti di Rifondazione comunista, ci siamo recati in Val di Susa perché condividiamo, così come il nostro partito, la lotta del movimento NO TAV.
Perché pensiamo che la battaglia a difesa dei beni comuni non si sia esaurita col felice esito dei referendum di giugno, ma continui sui territori, in primis quelli minacciati dalla speculazione e dallo scempio per realizzare opere inutili.
Perché riteniamo che ogni comunista debba sempre impegnarsi per raggiungere la piena coerenza tra le parole e i fatti.

Perché non possiamo lasciare sola questa valle nel momento della lotta.
NO TAV! A SARA’ DURA!

martedì 28 giugno 2011

Solidali con la popolazione della val Susa. La lotta non è ancora finita


Massimo Rossi (portavoce nazionale della Federazione della Sinistra)

2000 agenti in assetto di guerra, che attaccano i presidi di uomini e donne che difendono i beni comuni, l’acqua, l’aria, la terra, la salute, il denaro pubblico sprecato in grandi opere anacronostiche e dannose, è degno solo di uno stato totalitario.
Nonostante il messaggio forte e chiaro lanciato dal popolo italiano il 12 e 13 giugno scorsi nel referendum, si continua a imporre sulla testa dei cittadini scelte utili solo alla speculazione ed ai grandi affari delle grandi forze economiche, così come si intendeva fare per il nucleare e l’acqua.
Se tutte le forze democratiche, della sinistra e del centrosinistra, facessero mancare tutto il dovuto sostegno e la solidarietà alle popolazioni ed agli amministratori della Val di Susa in lotta , mancherebbero l’appuntamento all’alternativa al berlusconismo oggi all’ordine del giorno.
Nessuno può voltarsi dall’altra parte: facciamo sentire la nostra voce, manifestando la nostra solidarietà con la Val di Susa davanti alle sedi istituzionali e alle prefetture, nelle forme più efficaci possibili.


sabato 11 giugno 2011

AL VOTO, AL VOTO!

Il 12 e il 13 giugno in tutt' Italia si vota per i Referendum abrogativi.

I seggi saranno aperti domenica 12 giugno dalle 8,00 alle 22,00 e lunedì 13 dalle 7,00 alle 15,00.
Affinchè il referendum sia valido occorre che vadano a votare il 50%+1 degli aventi diritto al voto. E' perciò fondamentale la massima partecipazione al fine di non invalidare la votazione

Gli elettori saranno chiamati ad esprimersi su 4 quesiti referendari:

Referendum popolare n. 1:
Scheda di colore rosso - Modalità e gestione dei servizi pubblici locali di rilevanza economica: Abrogazione.
Il quesito prevedee  l’abrogazione di norme che attualmente consentono di affidare la gestione dei servizi pubblici locali a operatori economici privati;

Referendum popolare n. 2:
Scheda di colore giallo – Determinazione della tariffa del servizio idrico integrato in base all’adeguata remunerazione del capitale investito: Abrogazione parziale di norme.
Il quesito propone l’abrogazione delle norme che stabiliscono la determinazione della tariffa per l’erogazione dell’acqua, il cui importo prevede attualmente anche la remunerazione del capitale investito dal gestore;

Referendum popolare n. 3:
Scheda di colore grigio – Abrogazione dei commi 1 e 8 dell’articolo 5 del dl 31 marzo 2011 n.34, convertito con modificazioni dalla legge 26 maggio 2011, n.75: Abrogazione parziale di norme.
Il quesito propone l’abrogazione delle nuove norme che consentono la produzione nel territorio nazionale di energia elettrica nucleare;

Referendum popolare n. 4:
Scheda di colore verde – Abrogazione di norme della legge 7 aprile 2010, n. 51, in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.
Il quesito propone l’abrogazione di norme in materia di legittimo impedimento del Presidente del Consiglio dei Ministri e dei Ministri a comparire in udienza penale, quale risultante a seguito della sentenza n. 23 del 2011 della Corte Costituzionale.

Ciascun elettore ha diritto di esprimere il voto, con la matita copiativa, tracciando un segno sul riquadro corrispondente alla risposta da lui prescelta [“SI” o “NO”]. Votando SI, il cittadino esprime la volontà di abrogare le norme sottoposte a referendum; votando NO esprime la volontà di mantenere in vigore le norme sottoposte a referendum.

Durante le operazioni di voto le schede non vanno sovrapposte.

Per poter esercitare il diritto di voto è necessario recarsi presso l'ufficio di sezione nel quale si è iscritti alle liste elettorali (il numero della sezione si trova sulla scheda elettorale), e si dovrà esibire un documento di riconoscimento e la tessera elettorale personale.
Chi avesse smarrito la propria tessera elettorale personale, potrà chiederne un duplicato agli uffici comunali anche nei giorni della votazione (domenica 12 giugno e lunedì 13 giugno) per tutta la durata delle operazioni di voto.

domenica 5 giugno 2011

INIZIATIVE

mercoledì 8 giugno ore 21,00
presso la sala della Cooperativa 
Via Bologna 5/7